Cripto-attività: quello che conta non è l’aliquota

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L’aliquota cambia ogni anno. Il problema vero è un altro, e ce l’hai già adesso.

Aggiornato a settembre 2026 — verifica sempre l’anno d’imposta di riferimento

Ogni gennaio qualcuno mi chiede quanto si paga sulle cripto. È la domanda sbagliata, o meglio: è la domanda più facile, e non è quella che fa perdere soldi alle persone.

Le due cose che valgono in ogni caso

Vanno dichiarate anche se non hai venduto niente. Le cripto-attività detenute rientrano nel monitoraggio fiscale e vanno indicate nel quadro RW, insieme all’imposta sul loro valore. Non c’è una soglia sotto la quale la detenzione non si dichiara: il fatto che tu non abbia realizzato nessun guadagno non ti esonera. È l’errore più frequente e il più facile da evitare.

Serve sapere quanto le hai pagate. La plusvalenza è la differenza fra quanto incassi e il costo di acquisto — ma il costo devi documentarlo tu. Se non hai la prova di che cosa hai speso e quando, il fisco calcola sull’intero corrispettivo, come se il costo fosse zero. Su un portafoglio movimentato per anni fra scambi diversi, questa non è un’ipotesi teorica: è quello che succede a chi non ha tenuto le tracce.

Il vero lavoro è la ricostruzione

Chi arriva da me con le cripto raramente ha un problema di calcolo. Ha un problema di storia: operazioni su tre o quattro piattaforme, qualche trasferimento su portafoglio personale, conversioni fra valute digitali diverse — che sono anch’esse eventi rilevanti, non semplici spostamenti — e magari un exchange che nel frattempo ha chiuso portandosi via lo storico.

Ricostruire tutto questo a posteriori si può, ma costa tempo e qualche volta non si arriva alla certezza. Esportare lo storico delle operazioni una volta all’anno, e conservarlo, costa dieci minuti. È il consiglio più noioso che posso darti ed è quello che ti farà risparmiare di più.

E l’aliquota, visto che me lo chiederai

Le plusvalenze da cripto-attività sono redditi diversi ai sensi dell’art. 67 co. 1 lett. c-sexies del TUIR e scontano un’imposta sostitutiva. Due cose sono cambiate con la legge di bilancio per il 2025 (l. 207/2024, art. 1 co. 25): è stata abolita la soglia di esenzione di 2.000 euro, quindi anche la plusvalenza minima è imponibile, e l’aliquota sale dal 2026.

Sui valori esatti non mi faccio scrivere in pietra su una pagina web: sono la parte della disciplina che cambia più spesso, e ogni legge di bilancio ci mette mano. Se stai facendo un conto, chiedimi l’aliquota dell’anno che ti riguarda — quella corretta al momento in cui la usi, non quella che era corretta quando ho scritto questa pagina.

Una cosa che si può ancora sfruttare

Chi deteneva cripto-attività e ha aderito alla rideterminazione del valore d’acquisto prevista dalla stessa legge di bilancio ha fissato un costo fiscale più alto pagando un’imposta sostitutiva ridotta. È un’opzione che torna periodicamente: se stai valutando di vendere, vale la pena controllare se al momento è aperta una finestra del genere prima di procedere. Sono decisioni che si prendono prima dell’operazione, non a dichiarazione aperta.

In due righe

Le cripto vanno dichiarate anche senza vendite. Senza la prova del costo d’acquisto si rischia di essere tassati sull’intero incasso. L’aliquota cambia con le leggi di bilancio: va verificata anno per anno.

Norme citate

  • art. 67 co. 1 lett. c-sexies TUIR
  • art. 1 co. 25 l. 207/2024 — soglia abolita e nuova aliquota
  • Quadro RW — monitoraggio e imposta sul valore

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