Valutazioni d’azienda e di quote

Quanto vale davvero

Il valore di un’impresa non è un’opinione. Ma non è nemmeno un numero che si legge nel bilancio.

Prima o poi succede a quasi tutte le imprese: arriva il giorno in cui bisogna dire un numero. Qualcuno vuole comprare, un socio vuole uscire, i figli devono dividersi qualcosa, la banca chiede quanto vale la garanzia, un giudice chiede quanto valeva la quota tre anni fa.

È il momento in cui un’azienda smette di essere un bilancio e diventa un prezzo. E il modo in cui ci si arriva fa una differenza enorme: un numero costruito con un metodo e messo per iscritto si difende; una cifra buttata lì si contratta al ribasso, o si litiga per anni.

Quando serve

  • Cessione o acquisizione di un’azienda, di un ramo o di una partecipazione — da entrambe le parti del tavolo.
  • Ingresso o uscita di un socio. Il recesso del socio di srl (art. 2473 c.c.) impone di determinare il valore della partecipazione, e su come si determina si litiga più che su qualsiasi altra cosa.
  • Passaggio generazionale. Senza un valore condiviso, la compensazione fra gli eredi è una trattativa al buio: è la premessa tecnica del patto di famiglia.
  • Conferimenti in società di aziende, rami o beni, con la relazione di stima richiesta dalla legge (per la srl, art. 2465 c.c.).
  • Rivalutazione del valore fiscale delle partecipazioni, con perizia di stima.
  • Operazioni straordinarie — fusioni, scissioni, trasformazioni — e riorganizzazioni di gruppo.
  • Liti fra soci, separazioni e divisioni ereditarie in cui l’azienda è il patrimonio principale.

Perché il bilancio non basta

Il bilancio racconta quanto è costata l’azienda fino a ieri. La valutazione stima quanto renderà a chi la prende in mano domani. Sono due domande diverse, e gran parte delle liti fra soci nasce dal fatto che vengono confuse.

In mezzo c’è il lavoro vero: capire quali risultati sono ripetibili e quali no, quali costi sparirebbero con un altro proprietario e quali no, che cosa c’è in bilancio che non vale quello che dice e che cosa non c’è affatto — il portafoglio clienti, la dipendenza da una persona sola, un contenzioso che nessuno ha stanziato.

Che cosa consegno

  • Una relazione scritta che dichiara il metodo scelto e perché quello e non un altro: la scelta del metodo è già metà del risultato, e chi non la spiega sta nascondendo qualcosa.
  • I dati di partenza e le rettifiche fatte, una per una, così che chi legge possa non essere d’accordo su un punto senza dover buttare via tutto.
  • Un intervallo di valore, non un numero unico spacciato per verità. Chi ti dà una cifra secca senza dirti quanto è larga la forchetta ti sta vendendo una sicurezza che non esiste.
  • Dove l’operazione lo richiede, la perizia nella forma prevista: relazione di stima, perizia giurata, asseverazione.

Come si comincia

Con gli ultimi bilanci e una conversazione su una domanda sola: perché ti serve il numero, e chi lo leggerà. Un valore per trattare una cessione, uno per liquidare un socio e uno per una perizia da depositare non si costruiscono allo stesso modo. Chi non te lo chiede all’inizio ti consegnerà un numero che non ti serve.

Perizie e asseverazioni

Oltre alla relazione di valutazione, redigo perizie di stima, perizie giurate e asseverazioni nelle forme richieste dall’operazione o dall’autorità che le riceve.

Il metodo dipende dallo scopo

Non esiste «il valore» di un’azienda: esiste il valore per una certa finalità, a una certa data, per un certo lettore. Una perizia da depositare in tribunale, una valutazione per trattare e una stima per dividere fra fratelli partono dagli stessi bilanci e arrivano a tre documenti diversi.

Con chi lavoro

Notai, avvocati d’impresa e periti tecnici, secondo quello che l’operazione richiede. Se ne hai già di tuoi, lavoro con loro.

Collegato a

La valutazione è quasi sempre il primo passo di un passaggio generazionale: senza un numero condiviso, il patto di famiglia non si scrive.