• LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE CON UN OCCHIO AL PRESENTE (LE AGEVOLAZIONI FISCALI) E UNO AL FUTURO (LA PENSIONE AGGIUNTIVA)

    06 Novembre / Senza categoria

    In Italia la previdenza
    complementare
    è ancora oggetto di scetticismo. Forse non c’è stata ancora
    una giusta sensibilizzazione sull’argomento. Forse, abituati al benessere
    garantito degli istituti pubblici, sono pochi i lavoratori giovani che si informano
    sul proprio futuro previdenziale. In realtà la spesa pubblica per le pensioni
    di ogni tipo non è più sostenibile, in una situazione in cui l’economia è ferma
    e ci sono vincoli internazionali da rispettare. Inoltre c’è un fattore
    generazionale e demografico. L’aspettativa di vita per chi esce dal mondo del
    lavoro, fortunatamente, è sempre più alta, ma, dall’altro lato, i pochi che
    entrano nel mercato del lavoro, e che in
    pratica pagano le pensioni di chi è già uscito, si devono accontentare di
    contratti atipici, precari, temporane
    i, e di conseguenza i
    contributi che vengono versati nelle casse degli istituti previdenziali,
    pubblici e privati, sono inferiori rispetto alle uscite.
    La riforma Fornero delle pensioni ha concluso un
    percorso iniziato già negli anni ’90, sancendo il passaggio
    definitivo dal metodo di calcolo retributivo (più vantaggioso per il lavoratore
    ma più oneroso) a quello contributivo
     (si percepisce tanto
    quanto si ha versato). Un passaggio che non ha interessato solo l’Inps, ma
    anche le casse private dei professionisti a cui lo Stato ha chiesto di rendersi
    sostenibili. Ciò ha comportato che, anche per tutte le categorie di lavoratori
    le aspettative sugli importi sono da rivedere al ribasso rispetto a quanto
    percepito nella vita lavorativa: si parla di una media del 55% dello stipendio,
    contro l’80% di chi andava in pensione col metodo retributivo.
    C’è da considerare, poi, un’altra variabile, ovvero
    la non-crescita
    del Pil
    . Nel calcolo della pensione con metodo contributivo, il
    montante è rivalutato sul tasso di crescita del Prodotto interno lordo, ma se
    questo è pari a zero o, peggio, è negativo, ne vanno di mezzo anche gli importi
    delle pensioni.
    Insomma, date queste premesse, le conclusioni sono
    facili da trarre: i futuri pensionati avranno assegni ben più bassi rispetto
    allo stipendio e ai loro predecessori.
    Ma quando conviene cominciare a pensare alla
    propria pensione integrativa? Non è possibile indicare un’età precisa, ma
    sicuramente più si è giovani e meglio è. Chi adesso inizia a lavorare, infatti,
    sarà quasi sicuramente un anziano di domani con più difficoltà economiche di
    quelli di oggi.
    Ecco perchè, secondo quanto affermano molti esperti della materia
    pensionistica, migliorerà la propria situazione futura se ora ha la
    lungimiranza di cominciare a programmare il proprio futuro pensionistico.
    I motivi che dovrebbero spingere un giovane verso la previdenza complementare
    sono più di uno.
    Aderire presto a questo sistema pensionistico permetterà, in caso di necessità,
    di avere diritto prima alle anticipazioni
    previste
    ad esempio per l’acquisto o ristrutturazione della prima casa, per
    disoccupazione o per malattia. La scelta può essere fatta, versando le quote
    necessarie, perfino dal genitore per il figlio adolescente, non ancora entrato
    nel mondo del lavoro. Inoltre l’adesione alla pensione integrativa non ha solo
    i vantaggi legati alla possibilità di garantirsi un assegno previdenziale più
    sostanzioso. Sono previste, infatti, specifiche agevolazioni.
    Durante la vita lavorativa i versamenti a carico
    del lavoratore e del datore di lavoro sono dedotti
    dal reddito
    imponibile, entro il limite di 5.164,57 euro. Il risparmio
    fiscale generato sarà minimo del  23 per cento (aliquota Irpef minima
    applicabile).
    C’è poi il concetto di reversibilità, cioè la
    possibilità, pagando una quota addizionale, di “spostare” la rendita della
    pensione a favore del coniuge o di un parente stretto in caso di decesso del
    titolare.
    Ma come si fa a sapere quale soluzione scegliere? Partiamo
    dall’assunto che non ci sono soluzioni preconfezionate. E’ necessario prima
    fare una stima del gap e poi, sulla base delle proprie esigenze, individuare la
    formula più appropriata, chiedendo un supporto a un consulente preparato.
    GiottoStudio
    vuole sensibilizzare sull’argomento e Ti invita all’incontro gratuito che si
    terrà giovedi 13 novembre presso l’Hotel
    Contà a Pieve di Soligo.
  • Lascia un commento